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Cosa è la Liquidity Pool e come funziona

Cosa è la Liquidity Pool

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La liquidity pool e la DeFi

Cosa è la liquidity pool e perchè è così importante per la finanza decentralizzata?

Le liquidity pool consentono agli utenti di acquistare e vendere criptovalute sulla DeFi (finanza decentralizzata) senza doversi affidare ad exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Crypto.com etc.
Una pool di liquidità è letteralmente una piscina, come se fosse un fondo di criptovalute o token, dove gli utenti depositano i loro asset.
Il tutto è regolato da uno Smart Contract (contratto intelligente) le cui funzioni sono usate per operare gli scambi sui DEX (exchange) utilizzando appunto la liquidità fornita dagli utenti e permettere l’esecuzione di tutte le attività e servizi offerti dalla DeFi.

Queste operazioni sono controllate e gestite, similmente alla finanza tradizionale, da Market Maker Automatizzati detti AMM che però per operare senza autorizzazione ed in modo automatico necessitano appunto dell’uso di pool di liquidità.
Le pool di liquidità svolgono quindi un ruolo essenziale nell’ecosistema della DeFi, alla quale non solo forniscono la possibilità di operare come DEX, ma anche velocità, convenienza e permettono di offrire una vasta gamma di servizi che vanno dal gaming fino ai prestiti, passando per i fondi di investimento.

Con l’introduzione della liquidity pool i volumi dei DEX decentralizzati hanno finalmente iniziato a competere significativamente con gli scambi centralizzati e tutto il movimento è in rapida espansione ed ogni giorno vengono presentate nuove tecnologie e prodotti.

Gli utenti che partecipano alle liquidity pool (LP) sono chiamati fornitori di liquidità, ed in cambio della fornitura dei loro asset guadagnano commissioni di negoziazione dalle operazioni che avvengono attraverso la liquidità fornita dalla pool cui partecipano, in proporzione alla loro quota sulla liquidità totale.

Differenza tra il trading centralizzato e la DeFi

Come nella finanza tradizionale in borse come il NYSE o il Nasdaq gli scambi di criptovalute in exchange centralizzati avviene attraverso il libro degli ordini, detto appunto order book.

In questo modello di funzionamento, acquirenti e venditori si trovano per operare i loro scambi ed inserire i loro ordini di acquisto e vendita.
Gli offerenti cercano di acquistare un determinato asset al prezzo più basso possibile, mentre i venditori cercano di vendere lo stesso asset al prezzo più alto possibile e perché lo scambio possa avvenire gli uni devono convergere sul prezzo proposto dagli altri.

Nel caso in cui non vi sia nessuno disposto a piazzare i propri ordini ad un prezzo equo entrano in gioco i Market Maker che facilitano lo scambio poiché sempre disposti a comprare un determinato asset a qualsiasi prezzo fornendo quindi la possibilità agli utenti di fare trading senza che si presenti l’altra controparte, di fatto i market maker forniscono quindi liquidità, come se avessero una pool di cui solo loro sono i fornitori.

Per agire come un market maker è quindi richiesta una notevole quantità di capitale ed è quello che mettono a disposizione gli exchange di criptovalute centralizzati che utilizzano il metodo dei libri degli ordini per abbinare acquirenti e venditori per ogni coppia di trading di criptovalute.

Perché non è possibile riprodurre qualcosa di simile nella finanza decentralizzata?

Tecnicamente si potrebbe, ma sarebbe estremamente lento, con tempi di blocco di decine di secondi e sopratutto economicamente non sostenibile in quanto ogni interazione con gli smart contract avrebbe un costo in gas fee che farebbe fallire i market maker solo per operare gli aggiornamenti necessari al libro degli ordini.

"Gli scambi decentralizzati non utilizzano un libro degli ordini come il metodo tradizionale ma lo sostituiscono con una pool di liquidità pre finanziata "on chain" e gestita da smart contract"

Ma nel mercato della finanza decentralizzata, come abbiamo visto, chiunque può diventare un fornitore di liquidità depositando in una pool i propri asset, permettendo quindi la creazione di market maker automatizzati (AMM) che permettono gli scambi senza l’utilizzo di un libro degli ordini, usando la liquidità della pool condivisa dagli utenti.

Come funziona una pool di liquidità

Una liquidity pool su blockchain deve essere progettata in modo da incentivare i fornitori di liquidità ad investire i loro asset, e questo avviene ricevendo un guadagno sulle commissioni di trading proporzionale alla quota di liquidità che si fornisce alla pool, ricompense che vengono elargite sotto forma di token.

Quando un utente crea liquidità per una pool, gli viene trasferito nel wallet un token che rappresenta la LP. Il token LP a quel punto può essere usato per essere messo nella pool facendo diventare l’utente di fatto un fornitore di liquidità.

Nella foto il token LP “SPIRIT-LP” presente in un wallet metamask

La versione più comune di una pool di liquidità DeFi contiene due token, gestiti da smart contract, che vanno a formare una coppia costituente il token LP.

Facciamo un esempio usando Solana SOL e la stable coin USDT e per semplificare ipotizziamo che il prezzo di 1 SOL sia pari a 100 USDT. I fornitori di liquidità solitamente contribuiscono alla pool con un valore uguale di SOL e USDT (dipende da come è scritto lo smart contract), quindi qualcuno che dovesse depositare 1 SOL lo dovrebbe abbinare a 100 USDT.

L’AMM utilizza la liquidità della pool quando qualcuno vuole scambiare SOL con USDT e può farlo in base a quanto è stato depositato dai fornitori di liquidità.
Continuando col nostro esempio, ipotizziamo le fee delle transazioni pari allo 0.5% e che il nostro fornitore di liquidità abbia contribuito per il 10% della pool con i suoi SOL e USDT, in questo caso avrebbe diritto ad una ricompensa pari al 10% dello 0,5% delle commissioni pagate da chiunque usi la LP per scambiare le due monete.

La storia della LP

Le pool di liquidità DeFi sono nate come un metodo automatizzato per risolvere la sfida della mancanza di liquidità nei DEX decentralizzati, sostituendo il tradizionale modello del libro degli ordini utilizzato invece sugli exchange centralizzati, modello preso direttamente dai mercati finanziari reali e consolidati.

Come detto, in questo modello, l’exchange funge da mercato in cui acquirenti e venditori si incontrano e concordano i prezzi dello scambio in base al rapporto tra domanda e offerta.
Questo modello dipende dal fatto che ci siano abbastanza acquirenti e venditori ed il ruolo dei market maker diventa necessario per garantire che ci sia sempre qualcuno che soddisfi la domanda, mantenendo i prezzi equi e sopratutto contribuendo alla liquidità.

Questo modello, come accennato il precedenza, si è rivelato inefficace per un exchange basato sulla DeFi.

Le fee sul gas della rete Ethereum ad esempio sono altissime ed i tempi di attesa lunghissimi, fattori che renderebbero impossibile la vita di market maker.
Pertanto le liquidity pool sono diventate la soluzione ideale per la finanza decentralizzata, offrendo liquidità continua e automatizzata per piattaforme di trading decentralizzate.

Uno dei primi protocolli DEX a introdurre una tale metologia è stato Bancor, sistema basato su rete Ethereum, metodo poi ampiamente usato in tutto l’universo DeFi dopo aver ricevuto popolarità grazie ad Uniswap.
Alcuni tra i più famosi DEX DeFi che utilizzano pool di liquidità su rete Ethereum sono SushiSwap, Curve e Balancer. Equivalenti ed altrettanto famosi su rete Binance Smart Chain BSC troviamo PancakeSwap, BakerySwap ed Apeswap.

Prima che entrassero in gioco i market maker automatizzati (AMM), la liquidità era un grosso problema per i DEX su Ethereum.
A quel tempo, i DEX erano un’assoluta novità, avevano un’interfaccia complicata e il numero di utenti era molto ridotto, e quindi era difficile trovare abbastanza persone disposte a fare trading regolarmente.

Gli AMM risolsero questo problema di liquidità limitata, creando pool di liquidità e offrendo ai fornitori di liquidità l’incentivo a rifornire questi pool con regolarità, fu il vero inizio della rivoluzione della finanza decentralizzata.

Rischi e benefici

Quali sono i rischi delle pool di liquidità nella DeFi?

Ci sono diversi rischi, l’algoritmo che determina il prezzo di un bene può avere dei difetti, ci possono essere problemi a causa di grandi ordini non supportati dalla LP, lo smart contract potrebbe essere exploitato e altro ancora.

In caso di fluttuazione dei prezzi dei token che compongono il token LP, i fornitori di liquidità potrebbero subire una perdita di valore dei loro depositi, questo effetto è noto come Impermanent Loss e ne spieghiamo dettagliatamente le conseguenze in questo articolo, tuttavia a seconda dell’entità della fluttuazione e del periodo di tempo in cui il fornitore di liquidità ha lasciato in deposito i propri asset, potrebbe essere possibile compensare questo rischio con i premi sulle commissioni di transazione.

A causa dell’algoritmo di determinazione del prezzo, i pool più piccoli potrebbero soffrire di slippage, cioè l’esecuzione di un ordine ad un prezzo diverso da quello indicato in ingresso o in uscita.
Ci sono stati casi, come l’hackeraggio di bZx nel 2020, in cui gli utenti sfruttarono pool di liquidità di piccole dimensioni come parte di un complesso attacco per la manipolazione del mercato.

Gli utenti DeFi devono affrontare alti rischi, come l’utilizzo di smart contract mal scritti o volutamente fallaci, bisogna sempre assicurarsi che il codice sottostante sia verificato da enti preposti e completamente sicuro.

Ma quali sono i vantaggi delle pool di liquidità?

Il vantaggio più ovvio delle pool di liquidità è che garantiscono una fornitura quasi continua di liquidità per i trader che desiderano utilizzare la DeFi, con commissioni bassissime e velocità mai viste prima, ed offrono contestualmente l’opportunità di trarre profitto dalle partecipazioni in criptovalute alle pool diventando un fornitore di liquidità, guadagni che talvolta si trasformano in una vera e propria rendita passiva.

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